La valle Walser della Val Mastallone

C’è chi sostiene che non si può dire di conoscere la Valsesia se non si è visitato Rimella, di antichissima fondazione da parte delle prime colonie walser che ottennero cessioni sui territori alti di questa regione alpina, per insediarvisi in modo permanente e definitivo.

Rimella ha assorbito fin da quei lontanissimi tempi il carattere della cultura walser, riscontrabile ancora nel dialetto, nelle abitazioni, nello stile di vita.

Oggi al centro del Parco Naturale Alta Valsesia la località è permeata di uno carattere che si distingue in verità dal resto dei paesi e della gente valsesiana: una tenacia marcata dalla vita non facile per un luogo così estremo, una disposizione quasi regolare di edifici massicci e poderosi, fra legno e pietra, con cura e dovizia di particolari; solidità e stile su tutti i terrazzamenti del paese e delle sue frazioni che costituiscono un’altra nota caratteristica del luogo.

Rimella presenta aspetti particolari nel quadro complessivo della Valsesia tanto da renderne unica la visita

Al di là delle dissertazioni sul nome, che si vorrebbe derivato da “Remalliju”, (ramaglia in questa valletta a contrasto dei bei faggi della vicina Fobello) o piccola Rima, che è un altro paese valsesiano colonizzato dai walser, Rimella presenta davvero aspetti particolari nel quadro complessivo della Valsesia tanto da renderne unica la visita.

Si raggiunge dopo il descritto Ponte delle Due Acque, immettendosi nella lunga valle del Landwasser che lascia sulla sinistra il Mastallone.

Asprezza e ristrettezza dell’ambiente, nel fragore del sinuoso torrente, superando in uno slargo della strada, la cappelletta della Madonna del Rumore, di antica origine e di fortissima devozione locale, proseguiranno per diversi chilometri lasciando poco spazio allo sguardo subito appagato invece dalla frazione più bassa del paese, il Grondo, ben esposto al sole e di prima effetto panoramico, tranquillo e un po’ incantato.  Da qui si scorge il nucleo centrale del paese che si adagia su un’altura ripida con un armonioso ventaglio di case.

Rimella si sviluppa infatti armoniosamente attorno al suo “centro” o “Chiesa”, come si denomina la sua più diretta terrazza, su cui sorge maestosa la chiesa di San Michele Arcangelo, fra le più belle dell’intera valle tanto da ritenerla una basilica fra le montagne.

Tanti gli artisti di valore che concorsero ad impreziosirne l’interno: Giuseppe Mazzola di Valduggia, il Gambini, Il Peracino, Francesco e Michele Cusa, l’intagliatore rossese Fontana che lavorò all’imponente coro, e ancora gli apporti di pittori quali gli Scolari, il Guala e molti altri delle fiorenti scuole d’arte della Valsesia. Oltre alle numerose testimonianze d’arte, ammirabili anche in cappelle e oratori minori, e alle interessanti disposizioni abitative, visitabili nel su e giù dei suoi terrazzi, è da notare la presenza, sempre in centro paese, di un piccolo ma prezioso Museo intestato a Giovanni Battista Filippa, recentemente rivalorizzato nell’esposizione delle sue raccolte documentali e storiche, con monete, libri antichi, materiale naturalistico oggetti d’arte e reperti di varia natura.

Forte in paese anche la cultura dell’ospitalità e della buona ricettività turistica, fin da tempi lontani etichetta marcata della zona, con strutture che fecero epoca e di cui sono rimaste gradevolissime presenze.

Sede del Centro Studi Walser che opera per il mantenimento e la conoscenza del patrimonio tradizionale di quei lontani coloni tedeschi, gli influssi derivati da questa cultura sono riscontrabili anche nelle frazioni, come a San Gottardo che fu nucleo originale di insediamento walser, con notevoli abitazioni antiche che fanno unità per la gente che vi abita, come al Grondo, a Villa Inferiore e Superiore, a Prati, a Sella, fino alla frazione alta San Giorgio, da cui proseguire per la bocchetta della Colma e discendere a Campello Monti, oggi inglobata nel territorio della Val Strona.  Altre frazioni rimarchevoli della zona rimellese ad occidente della Chiesa, sono Pianello, Riva, Roncaccio, Sant’Antonio e Sant’Anna, tutti luoghi denominati qui in italiano ma conosciuti a Rimella nel dialetto tedesco di un tempo.

Insomma un villaggio assolutamente unico nella sua tipicità che forse di per sé davvero rappresenta una Valsesia particolare, ancora oggi in grado di parlare di un indimenticato passato storico  con un linguaggio  che affascina e cattura forti emozioni in chiunque lo visiti.  

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Paolonet di Paolo Brignone