Veduta sulla nuova parrocchiale dell'Assunta
Veduta sulla nuova parrocchiale dell'Assunta

Insediamenti antichissimi evoluti nei secoli mantenendo un'identità dai caratteri ben delineati, la tradizione del carnevale che riunisce il paese in festa

I reperti paleontologici ed archeologici venuti in luce sul Monte Fenera testimoniano la presenza di insediamenti umani in questa importante stazione preistorica sin dal Paleolitico.

In età storica, le pur scarne notizie di ritrovamenti archeologici anche in pianura attestano una colonizzazione del territorio comunale di Grignasco nei primi secoli dell'era cristiana: resti di una necropoli con tombe di cremati del I secolo d.C. in località Giarola, un cippo con iscrizione, non meglio identificato ed oggi scomparso, nei pressi della chiesa di Bovagliano, confermerebbero l'ipotesi di originari nuclei abitati in pianura che giustificherebbero poi l'edificazione della "pieve" in quella zona nel XII secolo. La prima indicazione di Grignasco come sede di "pieve" della diocesi di Novara è del 26 giugno 1132, contenuta in una bolla di papa Innocenzo II.

Il territorio fu dapprima organizzato in insediamenti corrispondenti alle attuali frazioni, facenti capo però alla "pieve" di S. Maria in Bovagliano. A ridosso del colle su cui sorgeva il castello vi erano invece le "cantine di Grignasco", una sorta di piccolo ricetto più facilmente difendibile, attorno al quale si concentrarono le edificazioni successive.

Le chiese e gli affreschi quattro-cinquecenteschi presenti in esse testimoniano la vitalità ed il grado di civiltà della popolazione: le vicende della comunità si intrecciano con quelle dei suoi edifici di culto.

I secoli XV, XVI e XVII sono caratterizzati dalla costruzione e successivi ampliamenti della chiesa di S. Maria delle Grazie al centro dell'abitato e dell'oratorio di S. Graziano, nonché degli oratori nelle cascine e frazioni.

La nuova parrocchiale dell'Assunta fu costruita su un progetto di Bernardo Antonio Vittone (www.facebook.com/parrocchia.grignasco.ara/videos "Vittone - The church of light" video tratto dalla pagina facebook "Parrocchie di Grignasco"), negli anni in cui Grignasco appartenne al ducato di Milano sotto la dominazione prima dei Visconti e degli Sforza e poi degli Spagnoli, mentre all'inizio del XVIII secolo, passò tra i possedimenti dello Stato Sabaudo. Nel corso dei primi trent'anni dell'Ottocento il conte Giovanni Battista Viotti finanziò e realizzò una radicale ristrutturazione interna della chiesa, simbolo della comunità grignaschese, mentre ci furono in quegli anni altre opere importanti anche nell'ambito civico ed urbanistico. 

Uno degli atti politico amministrativi più rilevanti fu la revisione degli antichi Ordini della Comunità che avevano regolato la vita dei Grignaschesi da oltre due secoli. La nuova normativa statutaria fu approvata nel 1842 e rivela una comunità ancora fortemente radicata alla campagna che mantiene nella coltivazione della vite e nella produzione vinicola il fulcro della sua economia.

 

All fine dell’ottocento risale la tradizione del Carnevale di Grignasco e nel 1895, comparve la maschera del "Giuan Bacèja".

Giuan Bacèja e Mariana Curbèla , le due maschere caratteristiche di Grignasco nascono dallo spirito ironico di un ciabattino-poeta di nome Pinet Turlo, persona nota nel paese e in tutta la Vaalsesia, per gli scritti di poesie in dialetto. Ancora oggi sulla porta dove un tempo c'era il suo laboratorio è appesa una «veggia lum» (vecchia lampada a stoppino), in ricordo di una delle sue poesie piú amate.

La coppia carnevalesca impersona due contadini tipici della Bassa Valsesia che indossano i vestiti buoni della festa e si esprimono esclusivamente in dialetto grignaschese. Il Giuan ha come simbolo la «bacèja»: tipico piatto di legno usato per mondare il riso; mentre la consorte Mariana e' caratterizzata dalla «curbèla»: cesto di vimini intrecciato dalla forma inconfondibile, usata da tutte le donne come contenitore per la spesa e per la raccolta dei prodotti agricoli.

 

Accanto alla coltivazione della vite, che si diffuse ulteriormente nelle zone collinari, emerse, nell'economia locale, l'artigianato del mobile: nato su modelli tardo barocchi, si fece fiorente in paese con l'aprirsi di numerose botteghe che portarono il nome di Grignasco anche oltre i confini nazionali.

Nella prospettiva degli ultimi due secoli, che hanno introdotto alla soglia del Duemila, Grignasco, pur cambiando, ha saputo conservare e rinnovare alcuni lineamenti della sua vera identità, quali: l'amore al lavoro, il senso della famiglia, le sue radici religiose, la capacità inventiva, l'abilità artigianale, la sensibilità culturale ed infine, lo vogliamo sottolineare con intensità il senso umano e cristiano della solidarietà, che costituiscono il suo autentico patrimonio storico.

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